Linfoadenectomia per tumore del pene: Centro di eccellenza in Italia
Agosto 28, 2026L’ipertrofia prostatica benigna può causare difficoltà a iniziare la minzione, riduzione della forza del getto, sensazione di incompleto svuotamento, urgenza e frequenti risvegli notturni. Questi disturbi, tuttavia, non si manifestano nello stesso modo in tutti gli uomini e non dipendono esclusivamente dalle dimensioni della prostata. Scopri ipertrofia prostatica benigna su misura, come scegliere il trattamento
Oggi sono disponibili numerose opzioni, dalla terapia farmacologica alle procedure mini-invasive, fino alla chirurgia endoscopica o robot-assistita. Non esiste però un trattamento migliore in assoluto: la soluzione deve essere individuata considerando anatomia, sintomi, condizioni generali e aspettative del paziente.
Cosa significa curare l’ipertrofia prostatica su misura?
Parlare di trattamento personalizzato significa evitare di scegliere una tecnica soltanto perché è nuova o particolarmente conosciuta. Una prostata di volume contenuto, per esempio, richiede valutazioni diverse rispetto a una ghiandola molto voluminosa. Anche la presenza di un lobo medio che sporge nella vescica può modificare l’indicazione. La decisione deve considerare:
- intensità e tipologia dei sintomi;
- volume e conformazione della prostata;
- flusso urinario e residuo dopo la minzione;
- eventuali episodi di ritenzione;
- calcoli, infezioni o diverticoli vescicali;
- terapie anticoagulanti o altre patologie;
- desiderio di conservare l’eiaculazione;
- rapidità di recupero desiderata;
- efficacia e durata attese dal trattamento.
Non tutti i pazienti devono essere operati. Nei disturbi lievi possono bastare controlli, modifiche delle abitudini e terapia farmacologica. L’intervento viene generalmente valutato quando i farmaci non controllano adeguatamente i sintomi, la qualità della vita è compromessa o compaiono complicanze.
Gli esami necessari prima di scegliere
Il percorso parte da una visita urologica con raccolta dei sintomi e valutazione della loro influenza sulla vita quotidiana, spesso attraverso il questionario IPSS. Possono essere richiesti esame delle urine, dosaggio del PSA, ecografia dell’apparato urinario e della prostata, uroflussometria e misurazione del residuo post-minzionale.
In casi selezionati possono servire ulteriori approfondimenti, come cistoscopia o studio urodinamico. Gli esami consentono di distinguere una reale ostruzione prostatica da disturbi provocati prevalentemente dalla vescica o da altre patologie.
Rezum: trattamento con vapore acqueo
Rezum utilizza piccole quantità di vapore acqueo per trasferire energia al tessuto prostatico responsabile dell’ostruzione. Nelle settimane successive, l’organismo riassorbe progressivamente il tessuto trattato, favorendo l’apertura del canale uretrale.
È una procedura mini-invasiva che può essere considerata soprattutto per prostate di volume contenuto o intermedio. Tra i suoi vantaggi rientra la possibilità di preservare l’eiaculazione nella maggior parte dei pazienti correttamente selezionati.
Il miglioramento non è immediato e può richiedere diverse settimane. Dopo la procedura può inoltre essere necessario mantenere temporaneamente un catetere. Caratteristiche e differenze rispetto all’idroablazione sono approfondite nell’articolo su AquaBeam e Rezum.
Aquablation con sistema AquaBeam
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AquaBeam è il sistema utilizzato per eseguire l’Aquablation, una procedura in cui un getto di soluzione fisiologica ad alta pressione rimuove il tessuto prostatico in eccesso. L’intervento viene pianificato attraverso immagini ecografiche in tempo reale e guidato da un sistema robotizzato.
L’Aquablation non impiega energia termica per l’ablazione e permette al chirurgo di definire l’area da trattare in base all’anatomia del paziente. Le evidenze più solide riguardano prostate comprese tra 30 e 80 millilitri, ma sono disponibili risultati anche per volumi superiori.
Richiede anestesia e un breve ricovero. Può offrire un buon equilibrio tra efficacia disostruttiva e conservazione dell’eiaculazione, senza però poter garantire il mantenimento della funzione in ogni paziente.
TURP: la resezione transuretrale della prostata
La TURP rimuove il tessuto ostruttivo mediante un resettore introdotto attraverso l’uretra. Può essere eseguita con tecnologia monopolare o bipolare e rimane una procedura consolidata per prostate di volume intermedio.
Garantisce un miglioramento significativo del flusso urinario e consente di sottoporre il tessuto asportato all’esame istologico. Rispetto ad alcune tecniche mini-invasive, può comportare tempi di recupero più lunghi e una maggiore probabilità di eiaculazione retrograda.
La TURP conserva quindi un ruolo importante: la disponibilità di procedure più recenti non la rende automaticamente superata.
HoLEP e laser a olmio
HoLEP significa Holmium Laser Enucleation of the Prostate ed è precisamente una tecnica di enucleazione eseguita con laser a olmio. HoLEP e “laser a olmio” non sono dunque due trattamenti distinti.
Durante l’intervento l’adenoma viene separato dalla capsula prostatica, spinto in vescica e successivamente frammentato per essere rimosso. La procedura può essere utilizzata anche per prostate molto voluminose, offre un buon controllo del sanguinamento e permette l’analisi istologica del tessuto.
Richiede una specifica esperienza chirurgica. L’eiaculazione retrograda è frequente nelle tecniche standard, mentre le varianti modificate che cercano di conservarla devono essere valutate in base all’anatomia e all’efficacia disostruttiva necessaria. Per maggiori dettagli è possibile consultare l’approfondimento sulla HoLEP per la prostata.
Adenomectomia prostatica robot-assistita
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L’adenomectomia robotica, chiamata anche prostatectomia semplice robot-assistita, può essere presa in considerazione per prostate molto grandi o situazioni anatomiche complesse.
A differenza della prostatectomia radicale utilizzata per il tumore, non prevede l’asportazione dell’intera prostata: rimuove l’adenoma benigno che ostacola il passaggio dell’urina.
L’accesso avviene attraverso piccole incisioni addominali. È pertanto più invasivo rispetto alle procedure transuretrali, ma può consentire di trattare efficacemente volumi elevati e, quando necessario, correggere contemporaneamente altre condizioni vescicali. La scelta rispetto alla HoLEP dipende anche dall’esperienza del centro e dalle caratteristiche del paziente.
Embolizzazione delle arterie prostatiche
L’embolizzazione prostatica viene eseguita dal radiologo interventista attraverso un catetere introdotto in un’arteria. La chiusura selettiva dei vasi che alimentano la prostata determina nel tempo una riduzione del volume della ghiandola.
Può rappresentare un’alternativa per pazienti selezionati che desiderano un trattamento poco invasivo o presentano condizioni che rendono meno indicata la chirurgia. Tuttavia, secondo le linee guida europee sui disturbi urinari maschili, offre generalmente risultati funzionali inferiori e una maggiore probabilità di ritrattamento rispetto alla TURP.
La selezione dovrebbe avvenire attraverso la collaborazione tra urologo e radiologo interventista.
Una decisione costruita insieme al paziente
Nel trattamento dell’ipertrofia prostatica, la disponibilità di più tecnologie è utile soltanto quando permette di scegliere senza forzare ogni paziente verso la stessa soluzione.
Il Prof. Matteo Ferro valuta il quadro funzionale, l’anatomia prostatica e le priorità personali per confrontare benefici e limiti delle diverse procedure. La decisione può privilegiare la minima invasività, la massima disostruzione, la conservazione dell’eiaculazione oppure la durata del risultato, a seconda delle necessità individuali.
Per richiedere una valutazione o un secondo parere è possibile utilizzare la pagina contatti. Le visite sono disponibili a Milano, in Via Alberto Mario 6, e a Nocera Inferiore, presso Villa Angelica in Via Attilio Barbarulo 111.
Le informazioni riportate hanno finalità divulgative e non sostituiscono la visita urologica o un’indicazione terapeutica personalizzata