Tumore dell’uretere e nefroureterectomia: centro di eccellenza in Italia
Settembre 30, 2026In Sintesi
- Nessuna trasformazione maligna: L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) non evolve in adenocarcinoma; sono due patologie distinte che possono però coesistere.
- PSA alto e diagnosi differenziale: Il PSA cresce con il volume ghiandolare o per infiammazione, ma valori alterati richiedono RMN multiparametrica per escludere lesioni tumorali.
- Cura farmacologica e trattamenti avanzati: Dalle terapie mediche con alfa-litici ed inibitori 5-AR fino all’adenomectomia robotica mininvasiva per prostate molto voluminose.
- Centro di riferimento a Milano: Inquadramento diagnostico e chirurgico robotico coordinato dal Prof. Matteo Ferro presso l’ASST Santi Paolo e Carlo.
L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) non può diventare maligna né trasformarsi in un tumore della prostata. Si tratta di due condizioni cliniche biologicamente e anatomicamente distinte che tuttavia possono coesistere nello stesso paziente. L’ingrossamento volumetrico della ghiandola prostatica, tipico dell’età matura, interessa la zona di transizione centrale a ridosso dell’uretra, mentre il carcinoma prostatico insorge prevalentemente nella zona periferica esterna. La frequente sovrapposizione dei sintomi urinari e il riscontro di un PSA alto ingenerano spesso un forte stato di allarme nel paziente, rendendo fondamentale un inquadramento urologico specialistico per distinguere la fisiologica proliferazione benigna da una reale neoplasia.
Ipertrofia prostatica benigna può diventare maligna? Risponde il Prof. Matteo Ferro
Il Prof. Matteo Ferro, Direttore della Struttura Complessa di Urologia dell’ASST Santi Paolo e Carlo (Ospedale San Paolo), è medico chirurgo, urologo, andrologo e ricercatore universitario di rilievo internazionale. Autore di oltre 300 pubblicazioni scientifiche su riviste indicizzate (PubMed) e membro della Faculty della European Robotic Urology Section (ERUS), il Prof. Ferro guida uno dei principali centri pubblici milanesi per la diagnosi precoce delle neoplasie urologiche e per la Chirurgia Robotica Urologica dell’ASST Santi Paolo e Carlo. Presso l’ospedale universitario e il proprio studio specialistico a Milano, coordina percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati che spaziano dalla gestione farmacologica dell’IPB alle tecniche chirurgiche robotiche mininvasive più evolute.
Basi anatomiche e biologiche: perché l’ipertrofia benigna non evolve in cancro
Per comprendere perché l’ipertrofia prostatica benigna non possa trasformarsi in una neoplasia maligna è necessario osservare l’architettura zonale della prostata, descritta dal modello anatomico di McNeal. La ghiandola non è omogenea, ma suddivisa in zone funzionali distinte:
- Zona di transizione (centrale): Rappresenta circa il 5-10% del volume ghiandolare nel giovane ma è la sede esclusiva dell’ipertrofia prostatica benigna. Sotto stimolo ormonale (diidrotestosterone – DHT), le cellule ghiandolari e stromali proliferano comprimendo il canale uretrale e provocando i classici disturbi della minzione (getto debole, esitazione, pollachiuria, nicturia).
- Zona periferica (esterna): Costituisce oltre il 70% della ghiandola e si trova a contatto con la capsula e la parete rettale. È la sede di origine di oltre il 75-80% dei carcinomi prostatici, trattati in sede oncologica mediante Prostatectomia radicale robotica nerve-sparing. Questa porzione non comprime l’uretra nelle fasi iniziali, motivo per cui il tumore maligno cresce a lungo in modo del tutto silente e asintomatico.
L’ipertrofia benigna è una proliferazione iperplastica fisiologica correlata all’invecchiamento cellulare e priva di atipie cromosomiche maligne. Pertanto, un adenoma prostatico non può mutare in carcinoma: la presenza di una prostata ingrossata non protegge dal tumore, ma al tempo stesso non ne aumenta il rischio biologico intrinseco.
PSA alto: come interpretarlo tra ipertrofia benigna e sospetto oncologico
Il riscontro di un PSA alto (Antigene Prostatico Specifico) nelle analisi del sangue rappresenta la causa principale di preoccupazione per gli uomini oltre i 50 anni. È indispensabile chiarire che il PSA è un marcatore organo-specifico e non tumore-specifico: misura la salute generale della prostata, non la presenza certa di una neoplasia.
Un incremento dei valori plasmatici del PSA può essere provocato da molteplici condizioni benigne:
- Aumento volumetrico dell’adenoma (IPB): All’aumentare delle dimensioni della prostata corrisponde una maggiore produzione complessiva di antigene. Prostate di 80-100 grammi possono presentare livelli di PSA elevati (6-10 ng/ml o superiori) pur in totale assenza di focolai maligni.
- Stati infiammatori e infettivi (Prostatiti): Episodi infettivi o infiammazioni subcliniche della ghiandola alterano la permeabilità della barriera ghiandolare ematica, riversando nel circolo sanguigno quantitativi elevati di PSA in modo temporaneo.
- Fattori meccanici transitori: Cateterismi vescicali, esplorazioni rettali vigorose, biopsie pregresse, rapporti sessuali recenti o prolungate sedute in bicicletta/motocicletta possono causare rialzi transitori dell’antigene.
Per dirimere il dubbio tra ipertrofia e patologia maligna, lo specialista urologo valuta parametri avanzati quali il rapporto tra PSA libero e totale (Free/Total PSA ratio), la PSA Density (rapporto tra valore di PSA e volume prostatico calcolato all’ecografia) e la cinetica di incremento nel tempo (PSA Velocity). In caso di sospetto concreto, il gold standard diagnostico moderno non è la biopsia casuale alla cieca, bensì la Risonanza Magnetica Multiparametrica (mp MRI) della prostata, propedeutica all’eventuale biopsia prostatica con tecnica di fusione d’immagini (Fusion Biopsy).
Tabella comparativa: Ipertrofia Prostatica Benigna vs Tumore della Prostata
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La tabella riassume le differenze biologiche, anatomiche, cliniche e diagnostiche tra le due condizioni:
| Parametro Clinico | Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB) | Tumore della Prostata (Adenocarcinoma) |
|---|---|---|
| Sede Anatomica Primaria | Zona di transizione (centrale, periuretrale) | Zona periferica (esterna, sottocapsulare) |
| Natura Istologica | Iperplasia benigna di cellule stromali ed epiteliali | Adenocarcinoma maligno con potenziale invasivo |
| Sintomi Clinici di Esordio | Precocemente evidenti: mitto debole, pollachiuria, nicturia | Asintomatico nelle fasi iniziali; sintomi solo in fase avanzata |
| Comportamento del PSA | Crescita lenta proporzionale al volume della ghiandola | Incremento indipendente dalle dimensioni o rapida impennata |
| Diagnostica di Secondo Livello | Uroflussometria, ecografia sovrapubica/transrettale, RPM | Risonanza magnetica multiparametrica (mp MRI) e biopsia fusion |
| Obiettivo Principale della Cura | Disostruzione urinaria e ripristino del flusso minzionale | Radicalità oncologica e conservazione funzionale (nerve-sparing) |
Cura dell’ipertrofia prostatica: l’approccio medico e farmacologico
La cura dell’ipertrofia prostatica benigna ha l’obiettivo di decongestionare il collo vescicale, migliorare il flusso urinario e prevenire complicanze severe quali ritenzione acuta d’urina, formazione di calcoli vescicali o insufficienza renale da reflusso ostruttivo. Nelle fasi iniziali e nei quadri di ostruzione lieve-moderata, il trattamento di prima linea è strettamente farmacologico:
- Alfa-litici (Alfa-bloccanti): Molecole quali tamsulosina, silodosina e alfuzosina agiscono rilassando la muscolatura liscia del collo della vescica e della prostata. Garantiscono un rapido miglioramento del getto urinario entro pochi giorni dall’inizio della terapia, ma non riducono il volume anatomico della ghiandola.
- Inibitori della 5-alfa reduttasi (5-ARI): Principi attivi come finasteride e dutasteride bloccano la conversione del testosterone in diidrotestosterone, inducendo una graduale atrofia del tessuto ghiandolare con riduzione volumetrica della prostata fino al 20-25% nell’arco di 6-12 mesi. Questi farmaci riducono fisiologicamente il valore del PSA di circa il 50%, dato di cui l’urologo tiene conto durante il monitoraggio.
- Fitoterapici ad alta titolazione: Estratti standardizzati di Serenoa repens (palma nana) dotati di azione antinfiammatoria e antiproliferativa locale, indicati nei quadri iniziali di lieve entità o in associazione per ridurre la flogosi pelvica.
- Terapia di combinazione: L’associazione di un alfa-litico con un inibitore della 5-alfa reduttasi è indicata nelle prostate voluminose (>40-50 grammi) con sintomi moderati o severi, poiché riduce significativamente il rischio di progressione clinica e la necessità di interventi chirurgici d’urgenza.
Trattamento chirurgico e robotico dell’ipertrofia prostatica benigna
Quando la terapia farmacologica non risulta più efficace nel controllare i sintomi, o in presenza di un residuo post-minzionale (RPM) significativo, infezioni urinarie recidivanti, calcoli in vescica o dilatazione delle vie urinarie, si rende necessario il trattamento chirurgico disostruttivo. La scelta della procedura dipende dal volume della prostata, dalle condizioni generali del paziente e dal desiderio di preservare l’eiaculazione:
- Procedure endoscopiche transuretrali (TURP e Laser): Per prostate di dimensioni medio-piccole (sotto gli 80 grammi), la resezione endoscopica transuretrale bipolare (TURP) o l’enucleazione laser (HoLEP con laser a olmio, ThuLEP con laser a tulio o GreenLight) consentono di rimuovere o vaporizzare l’adenoma per via uretrale senza incisioni cutanee.
- Tecniche mininvasive a risparmio eiaculatorio (Rezum): Trattamenti basati sull’iniezione transuretrale di vapore acqueo termico per indurre necrosi e atrofia mirata dell’adenoma, con esecuzione in regime di day surgery e un’elevata percentuale di conservazione della eiaculazione anterograda.
- Adenomectomia Prostatica Robotica (Simple Prostatectomy con robot da Vinci): Per adenomi molto voluminosi (superiori a 80-100 grammi), l’asportazione a cielo aperto (laparotomica) è stata oggi superata dall’adenomectomia robotica mininvasiva. Eseguita dal Prof. Matteo Ferro attraverso la console del robot chirurgico da Vinci, questa tecnica consente di enucleare con precisione millimetrica l’adenoma ostruttivo preservando integralmente la capsula prostatica chirurgica e i delicati fasci neurovascolari adiacenti. La ricostruzione emostatica e del collo vescicale avviene con suture intracorporee dirette, azzerando le perdite ematiche e riducendo la degenza ospedaliera a soli 2-3 giorni.
Centro specializzato per le patologie prostatiche: l’eccellenza dell’ASST Santi Paolo e Carlo
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L’individuazione del percorso di cura più idoneo richiede l’esperienza di un centro specializzato dotato delle tecnologie diagnostiche e chirurgiche di ultima generazione. L’Ospedale San Paolo (ASST Santi Paolo e Carlo di Milano), centro universitario di eccellenza guidato dal Prof. Matteo Ferro, rappresenta un polo di riferimento nazionale per l’oncologia urologica e la chirurgia mininvasiva.
La struttura si distingue per l’integrazione di standard clinici all’avanguardia in conformità alle linee guida della European Association of Urology (EAU):
- Piattaforma Robotica da Vinci: impiego delle console robotiche per interventi urologici complessi a livello prostatico, renale e vescicale.
- Microscopia Laser Confocale: biopsia ottica digitale intraoperatoria in tempo reale per la verifica istantanea dei margini chirurgici nelle neoplasie prostatiche.
- Approccio Multidisciplinare: team integrato composto da urologi, radiologi dedicati, oncologi e anatomopatologi per la presa in carico globale di ogni paziente.
- Modelli Predittivi di Precisione: utilizzo di software avanzati (come prece.it e ricostruzioni tridimensionali DocDo) per personalizzare millimetricamente l’ampiezza dell’atto chirurgico.
Dove farla: percorso diagnostico e sedi di visita specialistica a Milano
Per i pazienti che desiderano eseguire una visita specialistica urologica approfondita, un secondo parere oncologico per PSA alto o valutare l’indicazione a un trattamento medico o chirurgico dell’ipertrofia prostatica, il Prof. Matteo Ferro riceve presso le seguenti sedi di Milano:
- Struttura Ospedaliera Pubblica (Centro di Riferimento): Struttura Complessa di Urologia – ASST Santi Paolo e Carlo (Ospedale San Paolo), Via Antonio di Rudinì, 8, 20142 Milano MI. Polo per ricoveri ospedalieri, esami diagnostici di secondo livello e interventi di chirurgia robotica mininvasiva.
- Studio Specialistico Privato: Via Alberto Mario, 6, 20146 Milano MI (zona Wagner / De Angeli). Sede per consulenze specialistiche ambulatoriali private, inquadramento diagnostico rapido e controlli periodici dell’ipertrofia e del PSA.
Per informazioni e prenotazioni di visite specialistiche è possibile contattare la segreteria al numero dedicato 3508195362 oppure inviare un’email a prenotazione.milano@matteoferro.it.
Domande Frequenti (FAQ)
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L’ipertrofia prostatica benigna aumenta il rischio di sviluppare un tumore?
No. L’ipertrofia prostatica benigna e il carcinoma prostatico sono due patologie distinte. Avere un adenoma prostatico non aumenta né riduce la probabilità biologica di sviluppare un tumore della prostata; tuttavia le due patologie possono essere compresenti nello stesso individuo con l’avanzare dell’età.
Se il PSA è alto significa necessariamente che c’è un tumore?
Assolutamente no. Il PSA è un indicatore della salute prostatica e non un marcatore specifico di tumore. Un valore elevato può dipendere dall’aumento delle dimensioni dell’ipertrofia benigna, da un’infiammazione (prostatite) o da manovre meccaniche recenti. L’urologo valuta l’andamento del PSA nel tempo e, se opportuno, richiede una risonanza multiparametrica.
I farmaci per l’ipertrofia prostatica devono essere assunti per tutta la vita?
Generalmente sì. L’IPB è una condizione cronica e progressiva: la sospensione dei farmaci comporta solitamente la ricomparsa dei disturbi urinari entro poche settimane. Qualora i farmaci causino effetti collaterali o perdano efficacia, si valuta il trattamento chirurgico disostruttivo.
In cosa consiste l’adenomectomia prostatica robotica per grandi adenomi?
È l’intervento mininvasivo di elezione per prostate molto voluminose (superiori a 80-100 grammi). Attraverso piccole incisioni millimetriche e con la precisione del robot da Vinci, il chirurgo enuclea l’adenoma ostruente mantenendo intatta la capsula prostatica, con minime perdite ematiche e degenza di soli 2-3 giorni.
Come si prenota una visita con il Prof. Matteo Ferro a Milano?
È possibile prenotare chiamando il numero telefonico 3508195362 o scrivendo a prenotazione.milano@matteoferro.it. Le visite ambulatoriali si svolgono presso lo studio di Via Alberto Mario 6 a Milano e presso l’ASST Santi Paolo e Carlo.
Revisione medica a cura del Prof. Matteo Ferro – Specialista in Urologia e Andrologia a Milano.