Tumore testicolare: chirurgia e fertilità maschile, cosa sapere
Dicembre 19, 2025Quando si parla di salute maschile, poche parole generano tanta ansia quanto “biopsia“. Spesso, nel mio studio a Milano, incontro pazienti preoccupati non solo per il possibile esito dell’esame, ma per la procedura stessa. È comprensibile: l’idea di un intervento in una zona così delicata spaventa. Tuttavia, la chiarezza è la migliore medicina contro la paura. Capire esattamente in cosa consiste la biopsia prostatica: come funziona e quando farla è il primo passo per affrontare il percorso diagnostico con serenità e consapevolezza.
Non si tratta di un esame che prescriviamo alla leggera, né di una “punizione” per un valore fuori norma. È, al contrario, lo strumento più potente che abbiamo per fare luce sulla tua salute. In questo articolo ti spiegherò, con parole semplici e dirette, tutto ciò che devi sapere: dai motivi che ci spingono a richiederla, allo svolgimento pratico, fino al recupero post-esame. Il mio obiettivo è farti arrivare al giorno dell’appuntamento informato e tranquillo, sapendo di essere in ottime mani.
Biopsia prostatica: come funziona e quando farla a cura del Prof. Matteo Ferro!
Iniziamo dal concetto fondamentale. La biopsia prostatica è una procedura medica che prevede il prelievo di piccolissimi campioni di tessuto dalla ghiandola prostatica. Questi campioni vengono poi analizzati al microscopio da un anatomo-patologo per verificare la presenza di cellule tumorali o altre anomalie.
E’ l’unico esame in grado di darci una certezza. Né la visita urologica da sola, né il dosaggio del PSA, né la risonanza magnetica possono fornirci una diagnosi definitiva di tumore alla prostata. Possono indicarci un sospetto, anche molto forte, ma solo l’analisi del tessuto ci dice “di cosa stiamo parlando”.
L’evoluzione della tecnologia in ambito urologico ha reso questa procedura molto più precisa e tollerabile rispetto al passato. Oggi, grazie a tecniche avanzate e alla guida ecografica (spesso combinata con la risonanza magnetica nella cosiddetta tecnica “Fusion”), siamo in grado di mirare con estrema precisione le aree sospette, riducendo il numero di prelievi inutili e aumentando l’affidabilità della diagnosi. Non stiamo cercando un ago in un pagliaio; stiamo andando a verificare esattamente lì dove serve.
Dal sospetto alla decisione di biopsia: il percorso diagnostico
Molti pazienti arrivano da me chiedendo: “Dottore, ho il PSA alto, devo fare subito la biopsia?“. La risposta, fortunatamente, non è sempre sì. La decisione di procedere con un prelievo bioptico è il risultato di un percorso a tappe ben preciso. Non è un automatismo. Il primo campanello d’allarme è spesso un valore alterato dell’antigene prostatico specifico. Tuttavia, bisogna fare molta attenzione: PSA alto: significa sempre tumore alla prostata? Assolutamente no. Il PSA può alzarsi per molti motivi, tra cui un’infiammazione (prostatite), un’infezione o una semplice ipertrofia prostatica benigna: sintomi e diagnosi che causa un ingrossamento della ghiandola.
Ecco come procediamo solitamente nel mio studio:
- Valutazione del PSA: Non guardiamo solo il numero totale, ma anche il rapporto tra PSA libero e totale, e l’andamento nel tempo (la velocità con cui cresce).
- Visita Urologica ed Esplorazione Rettale: È un momento fondamentale. Attraverso la palpazione, l’urologo può percepire la consistenza della prostata. La presenza di noduli o aree più dure può rafforzare il sospetto, anche con un PSA non altissimo.
- Risonanza Magnetica Multiparametrica (RMmp): Questo è il vero spartiacque moderno. Prima di “bucare“, oggi tendiamo a “guardare“. La Risonanza Magnetica ci permette di studiare la prostata nel dettaglio, evidenziando aree sospette (classificate con un punteggio chiamato PI-RADS).
Solo se questi elementi combinati (PSA, visita e Risonanza) suggeriscono una probabilità concreta di neoplasia, allora pianifichiamo la biopsia. Rispondere alla domanda su quando è necessario fare una biopsia significa quindi valutare il quadro clinico completo. Questo approccio ci permette di evitare procedure invasive a chi non ne ha realmente bisogno, concentrandosi invece sulla diagnosi precoce del tumore alla prostata, per chi è a rischio.
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Come si svolge la procedura: passo dopo passo
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Una volta stabilito che l’esame è necessario, è naturale chiedersi cosa avverrà in sala operatoria o in ambulatorio. La trasparenza è fondamentale per ridurre l’ansia. La procedura viene eseguita ambulatorialmente o in regime di Day Hospital. Non è necessario un ricovero lungo. Ecco i passaggi principali:
- Preparazione: Al paziente viene solitamente richiesta una profilassi antibiotica (da iniziare il giorno prima o la mattina stessa) e un clistere di pulizia per liberare il retto, riducendo così il rischio di infezioni. È importante segnalare al medico se si assumono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti, che andranno sospesi secondo le indicazioni dello specialista.
- Posizionamento: Il paziente si sdraia sul lettino, solitamente sul fianco sinistro con le ginocchia flesse verso il petto. Questa posizione è la più comoda e permette all’urologo di accedere facilmente alla zona.
- Anestesia: Per minimizzare il fastidio, viene applicata un’anestesia locale (spesso sotto forma di gel o iniezione periprostatica). Questo rende la procedura ben tollerata dalla stragrande maggioranza degli uomini.
- L’Ecografia Transrettale: Una sonda ecografica, ben lubrificata, viene inserita delicatamente nel retto. Questa sonda permette all’urologo di visualizzare la prostata su un monitor in tempo reale.
- Il Prelievo: Sotto la guida dell’ecografo (o utilizzando la fusione delle immagini della Risonanza Magnetica), un ago sottile scatta velocemente per prelevare piccoli cilindri di tessuto (frustoli). In genere si effettuano circa 12 prelievi standard, più eventuali prelievi mirati sulle zone sospette evidenziate dalla Risonanza.
Il tutto dura solitamente dai 15 ai 20 minuti. La tecnologia moderna ci permette di essere rapidi e precisi. Se hai effettuato una prenotazione visita tumore prostata Milano, discuteremo nel dettaglio quale tecnica specifica (transrettale o transperineale) sia più adatta al tuo caso specifico.
Dolore, sicurezza e convalescenza: cosa aspettarsi davvero
Arriviamo al punto che preoccupa di più i pazienti: il dolore. Alla domanda “Quanto è dolorosa la biopsia prostatica?” rispondo sempre con onestà. Non è una passeggiata di piacere, ma non è nemmeno l’esperienza traumatica che molti temono. Grazie all’anestesia locale, la maggior parte dei pazienti avverte solo una sensazione di pressione o un fastidio momentaneo quando l’ago scatta. È una sensazione strana, ma dura una frazione di secondo. Molti uomini, al termine della procedura, mi dicono: “Dottore, pensavo peggio“.
Gestione del post-biopsia
E dopo? Una volta tornati a casa, inizia la fase di convalescenza. Anche qui, regna spesso la confusione specie sulle tempistiche. Facciamo chiarezza rispondendo alla domanda frequente che si fanno molti pazienti: quanti giorni di riposo dopo la biopsia prostatica?
In genere, consiglio di prendersi il resto della giornata libera e di mantenere un ritmo di vita tranquillo per le 24-48 ore successive. Non è necessario restare a letto immobili, ma è fondamentale evitare sforzi fisici intensi, sollevamento pesi, attività sportiva o rapporti sessuali per almeno 3-5 giorni. Questo aiuta a prevenire il sanguinamento.
Sintomi comuni (e normali):
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È molto probabile che noterai alcune tracce di sangue. Non spaventarti, è del tutto fisiologico:
- Sangue nelle urine (Ematuria): Può presentarsi per alcuni giorni. Basta bere molta acqua (almeno 2 litri al giorno) per “lavare” la vescica e mantenere le urine chiare.
- Sangue nelle feci: Può capitare subito dopo la procedura, ma tende a risolversi rapidamente.
- Sangue nello sperma (Emospermia): Questo sintomo può durare più a lungo, anche per diverse settimane (fino a un mese o più). Il liquido seminale potrà apparire di colore scuro o ruggine. Anche se visivamente impressionante, non è pericoloso e non deve allarmare.
Se invece dovessi notare febbre alta (sopra i 38°C), brividi forti, impossibilità di urinare o sanguinamento massiccio e continuo (rosso vivo che non si ferma), allora è necessario contattare subito il medico o recarsi in pronto soccorso. Ma queste sono complicazioni rare se si seguono correttamente la profilassi antibiotica e le indicazioni comportamentali.
L’esito dell’esame: interpretare il referto istologico
Dopo la biopsia, c’è l’attesa. Solitamente il referto istologico richiede dai 7 ai 10 giorni lavorativi, tempo necessario al patologo per analizzare accuratamente i tessuti. Quando ci rivedremo in studio per discutere i risultati, potremmo trovarci di fronte a tre scenari principali:
- Esito Negativo: Non sono state trovate cellule tumorali. È una grande notizia. Tuttavia, se il PSA rimane alto o continua a salire, non abbasseremo la guardia. Potrebbe trattarsi di un’infiammazione cronica, ma continueremo a monitorare la situazione, magari programmando una nuova visita di controllo o una Risonanza a distanza di tempo. Una visita urologica con PSA a Milano periodica rimarrà il nostro strumento di controllo.
- Esito “Dubbio” o Pre-cancerose: A volte si trovano cellule anomale (come l’ASAP o l’HG-PIN) che non sono ancora tumore ma richiedono attenzione. In questi casi, potremmo decidere di ripetere l’esame a distanza di qualche mese per sicurezza.
- Esito Positivo (Diagnosi di Tumore): Se troviamo cellule tumorali, il referto include il “Gleason Score“, un numero che ci indica l’aggressività della malattia. Ma attenzione: diagnosi di tumore non significa sempre intervento chirurgico immediato.
- Per tumori molto piccoli e poco aggressivi, potremmo optare per la sorveglianza attiva nel tumore prostatico, monitorando la malattia senza intervenire subito.
- Per casi che richiedono trattamento, discuteremo insieme le opzioni: chirurgia (prostatectomia radicale robotica), radioterapia o altre terapie focali.
L’importante è capire che oggi il tumore alla prostata, se diagnosticato in tempo, ha tassi di guarigione elevatissimi. Ecco perché non bisogna sottovalutare i 10 segnali del tumore alla prostata da non sottovalutare e procedere con gli accertamenti quando suggerito.
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Perché rivolgersi al Prof. Matteo Ferro a Milano
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Scegliere a chi affidare la propria salute in un momento così delicato è una decisione importante. Come urologo specializzato in tumore alla prostata a Milano, il mio approccio si basa non solo sull’eccellenza tecnica, ma sulla presa in carico globale del paziente. Nel mio centro utilizziamo protocolli diagnostici all’avanguardia.
La possibilità di integrare i dati della Risonanza Magnetica Multiparametrica con l’ecografia durante la biopsia (tecnica Fusion) ci permette di raggiungere una precisione millimetrica, riducendo i falsi negativi e limitando il numero di prelievi necessari, il che si traduce in meno fastidio per te.
Ma la tecnologia è nulla senza l’esperienza umana. So bene quanto pesi l’attesa di un esito. Per questo, insieme al mio team, ci impegniamo a ridurre i tempi morti e a spiegare ogni passaggio con chiarezza. Se cerchi il miglior urologo tumore prostata Milano, cerca qualcuno che non guardi solo le lastre, ma che guardi te negli occhi e ti spieghi le cose come stanno, offrendo un piano terapeutico personalizzato.
Quando ti presenterai alla visita, ricorda di portare con te:
- Tutti i dosaggi del PSA recenti e passati (per valutarne l’andamento).
- Il dischetto o le immagini della Risonanza Magnetica (se già eseguita).
- L’elenco dei farmaci che assumi abitualmente.
Quando prenotare una visita urologica?
Non aspettare che i sintomi diventano evidenti. Spesso, nelle fasi iniziali, le patologie prostatiche sono asintomatiche. Dovresti prenotare una visita se:
- Hai superato i 50 anni (o i 45 se hai casi di tumore in famiglia).
- Hai riscontrato un valore di PSA alterato nelle analisi del sangue.
- Hai disturbi urinari (difficoltà a iniziare la minzione, flusso debole, necessità di alzarsi spesso di notte).
- Hai dubbi su un referto precedente.
La prevenzione e la tempestività sono le nostre armi migliori. La biopsia è un alleato, non un nemico. Serve a darti risposte certe per poter pianificare, se necessario, la strategia di cura più efficace e meno invasiva possibile.
Contattami per una valutazione specialistica!
Il mio studio si trova a Milano. Sono a disposizione per analizzare il tuo caso specifico, valutare se la biopsia prostatica: come funziona e quando farla, se è davvero necessaria e, nel caso, guidarti attraverso la procedura con la massima professionalità e umanità.
- Indirizzo: Via Alberto Mario 6, 20149 Milano
- Email: prenotazione.milano@matteoferro.it
- Telefono: 3508195362
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